scritta bianca 'a fine tunnel' sfondo verde con teschietti immagini di panni stesi e di una di lampada a forma di papera in dissolvenza sullo sfondo scritta 'a fine tunnel', in corsivo
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GUarDo Le stELLE Mi soNo rimASte soLo quelle.
---{ giovedì, agosto 18, 2005 }---

Tanto per valutare comportamenti sociali assortiti. Quella volta D. non ha risposto. Ad un civilissimo”ehi, scusa se non ti ho salutato, lo faccio adesso” lui ha fatto finta di niente. Ha quasi approfittato del fatto che gli ho dato la possibilità di riaprire la partita, inchiodata alla sua figuraccia da ubriaco perso e molesto, e richiuderla a suo favore. Con lui vincente, che non osa rispondermi. O forse è solo pigrizia o dimenticanza, o problemi tecnici.

E' di nuovo un periodo strano e primaverile, in cui gli equilibri stabiliti ormai da anni sembrano muoversi ancora una volta verso dimensioni più razionali. Tralascio la fase dell' interrogarsi se tutto questo corrisponda davvero ad un reale cambiamento, considerato che dall'esterno sembra che compia sempre gli stessi gesti quotidiani e che ragioni sempre nello stesso prevedibile modo. Sarebbe pericoloso fermarsi a valutare cosa sta cambiando, pressapoco come cadere nell'infinita paranoia a forma di scatola cinese del fatto che non mi sto facendo paranoie, ovvero domandarsi insistentemente se è davvero normale essere privi di paranoie in questo periodo.

Mi accorgo però di essere alla ricerca di sensazioni che appartengono al passato per sfruttarne la familiarità e l'intensità della familiarità. Cerco negli scritti da diario gli elementi tangibili di come mi comportai durante il lutto più significativo, di come mi comportai per essere pienamente efficiente, di come riuscivo a non farmi venire le occhiaie, di come il mio modo di trascorrere le giornate cambiava a seconda del mio stato d'animo, di cosa dicevo agli altri, e provo a mandarli a memoria passo a passo, catalogandoli come si fa per le procedure standard di emergenza.

Mi rammarico per aver buttato via la lettera a J., la sua risposta calma e precisa a quel mio delirio spiritual-incazzato la cui bruttacopia rimane purtroppo imprigionata in questa busta di pensieri che sono io. Senza frasi fatte, devo comprendere cosa ormai fa parte dei ricordi e cosa invece ho di nuovo a mia disposizione.

E. scrisse:”la mia memoria è come quella dell'elefante nero quando si tratta di te”. Non so come ci riesce, ma le sue frasi ogni volta rinnovano inaspettatamente la mia concezione di bello-da-dire a una persona come me, col mio carattere. Perchè neppure io so bene cosa risvegli in me sensazioni positive ma nascoste. Ad esempio, provo sollievo nel ricordare quanto ho pianto quella sera nel lontanissimo novantanove dopo l'abbraccio con D. Non più per l'inghippo sentimentale in sé, (figuriamoci e vade retro) quanto per la forza e la libertà dei sentimenti che ho avuto chiara coscienza di provare: così banali, così teatrali, così superficialmente gravi, così poco ricostruibili nel dettaglio.

A questo punto di solito inizio a temere l'autocensura che mi costringe in nome della decenza a cancellare tutto, invece stavolta mi sforzo di scrivere ancora un paio di righe. Tutto sommato è notte e ne sto traendo giovamento. Non sto neppure combattendo con l'idea che questi pensieri andranno on line, nonostante siano slegati e privi di senso per tutti, nonché vagamente privati.

La mia vita continua a rimanere normale e piccola. Rinchiusa in progetti a breve e brevissimo termine che non hanno il coraggio di ampliarsi. Forse anche perchè gli altri sono fermi. Per ora. Anche se le loro chance di partenza (e di controllo) sono decisamente più elevate delle mie.

Non rileggo per non limarne la spontaneità. Ma da qualche parte uno scritto del genere un senso lo ha. Soprattutto se il tempo continua a scorrere e a lasciare distanza di analisi.

posted by milo @ 10:42 AM

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