scritta bianca 'a fine tunnel' sfondo verde con teschietti immagini di panni stesi e di una di lampada a forma di papera in dissolvenza sullo sfondo scritta 'a fine tunnel', in corsivo
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GUarDo Le stELLE Mi soNo rimASte soLo quelle.
---{ mercoledì, giugno 16, 2004 }---

OLIVA SOCIOPATICA

Mi sento come un'oliva in un frantoio.

Un'oliva sociopatica che deve pensare e ripensare fino allo stress alle regole fondamentali del relazionarsi con le altre olive.
Visto che suo malgrado vi è pigiata contro di esse da una macina strapesante, la cosa è ancor più irritante e sconveniente.

eh, magari non l'avessi mai provata queste sensazioni..
entrare in un locale e camminare a testa bassa o facendo finta di fissare punti indefiniti all'orizzonte, perchè tutti giudicano tutti.
parlare con qualcuno e soffermarsi nei suoi occhi o nel silenzio più cupo per capire se vado bene così o devo cambiare registro, lessico, tono di voce, argomento.per non dare impressioni che non voglio dare. Quali sono le impressioni che voglio/non voglio dare, tra
l'altro? perchè me ne frega così tanto? cos'è questa fame di un feedback?

cogliere reazioni negative dovunque, pensare che tutti mi parlano in una determinata maniera perchè sono perfidamente consapevoli della mia natura di oliva sociopatica.

io sarei una cornucopia di parole d'oro per i miei amici perchè sono persone in gamba, ma non posso esprimermi in questo perchè dovrei annegare nelle giustificazioni ai miei gesti, nelle secondarie di spiegazione, nelle formule per evitare fraintendimenti che non saprei evitare.
e poi per gli stessi motivi quassu elencati nessuno ha elargito e mai elargirà parole d'oro per me. Troppa fatica, nessuno vive così 'ghezzianamente' una conversazione da weekend.

Dunque, sono un'oliva un po' autistica che da il suo peggio in situazioni che costringono a frequentare il genere umano.

Come quando il perfido razionale calcolatore autista del bus frenava in modo tutt'altro che delicato per pressarci, noi studentelli senza diritti, sul davanti dell'autobus cosìcchè alla fermata dopo potevano salire ancora più persone. E con gli occhi cisposi del primo mattino ci constringeva a chiedersi scusa l'un l'altro per aver involontariamente pestato il piede a qualcuno o aver sfigurato guance con la stecca di educazione tecnica che spuntava dall'invicta.

quando capitano questi momenti, (perchè sono momenti e tutto passa e tutto ritorna. l'importante è telefonarmi imbroccando la fase quando tutto passa) penso che quel difetto che non riesco mai ad enumerare nelle mie autoanalisi notturne, e che invece stavolta temo di riuscirci benissimo, sia l'anafettività. Anaffettività come reazione contraria al desiderio di maggiore spontaneità. Chiamamola spontaneità. Toh, spigliatezza.

Sentimento ad alto potenziale nichilista, un punk non potrebbe chiedere di meglio. Ma pensando alle situazioni reali essere anafettivi è alquanto scomodo. Sempre attenti che la gente non scopra la tua anaffettività perchè sennò dopo tocca vivere in un inferno.

Poi se definisci una componente del tuo carattere come anafettività bisogna mutevolmente definire ciò che ci teniamo vicini per razionalità strumentale .

E visto che siamo tutti zeppi di retaggi cristiani e del civil vivere e convivere, non possiamo affermare che i familiari sono da me trattati bene solo per razionalità strumentale

se lo scoprono cessano i vantaggi
non suona neanche bene
non si può scrivere
non crediamo ad una persona normale che dice questo
se uno lo scrive è per dare la sensazione che si sta immedesiamndo nei panni del senzacuore.
massì che è così.
si sviluppa un'idea verosimile per girarci attorno e vedere fino a che punto di idiozia si arriva.
ma così non ci si prende mai sul serio.
non ci si prende mai sul serio come fanno gli altri.
...
pensavo di aver lasciato i pensieri a forma di scatola cinesi nei momenti ormonali di defaillance della prima adolescenza.
infatti questa si sta mostrando con sempre più sintomi evidenti come una crisi di seconda adolescenza.
o una crisi dei trentanni anticipata di 5 ?

sociopatia derivata da anafettività. o sono anafettivi gli altri nei miei confronti. o lo siamo in modo biunivoco? nessuno mi sopporta? solo a piccole dosi?

è vera però la storia che poichè non riesco mai a scavalcare l'autocritica non riesco mai e fare nulla di carino. Carino!?
non so come spiegarmi: è una sensazione legata al fatto che se dico/scrivo/compongo qualcosa, mi rendo conto che questo qualcosa sarà sempre impregnato da tutta una serie di insopportabili zuccherosi luoghi comuni, ingenuità non tollerabili.

anche in quello che scrivono gli altri si nota, è inevitabile. ma in quello che produco io si nota molto di più. ed è molto più brutto e insopportabile e adatto a ricevere milioni di critiche. che vanno tutte a bersaglio.
e molto spesso mentre parlo con gli altri la mia mente si blocca grazie a tutta una serie di considerazioni a margine ' ma ne vale la pena?', ' ma chi credo di essere?' 'tra un po' mi tiro un pugno molto doloroso, se non lo fai prima tu ' ' quest'ultima affermazione non ha ne capo ne coda' ' quest'altra mi sembrava più profonda quando era dentro il mio cervello.

sembra un espediente narrativo per ottenere l'attenzione di qualcuno, ma assicuro che non è così. Ammetto che scriverlo su un foglietto volante da tenere nel mio giallo diario sarebbe la giusta risposta a coloro che ora mi stanno tacciando di esibizionismo, ma se qualcuno è riuscito a leggere fin qua, ha annuito più o meno ad ogni riga e magari saprebbe darmi qualche consiglio per darci un taglio con questa sensazione di sociopatia, darebbe forse un senso a questa mia faticosa sparata on line.

Questa variante di sociopatia è il mio disagio principale.
Mi porta a sognare Maurizio Cattelan, stranamente bello e intelligente, che continua a chiamarmi e che cerca continuamente la mia opinione e la mia compagnia.

Bambinette under 20 che scrivono ai web giornali vergando i loro articoli con firme a doppio nome e cognome affine alla casata degli Hohenzollern. Come non pubblicare un articolo di una che sembra parente della Madame De Stael?

Oh, magari fosse semplice e geometrica invidia per coloro che se ne fregano e si esprimono efficacemente per la maggioranza!
Avrei già fatto efficace autoanalisi e soprattutto i miei sogni premonitori mi avrebbero abbandonato. Invece sono ancora qui di mattina a lasciarmi pensante sopra una tazza di caffellatte.

forse invidio il coraggio ( si chiama coraggio poi?) di questi che spiattellano sentimenti, che si consolano davvero guardando foto di gabbiani e nuvole, che copiano poesie astratte di iconografie medievali - lacrime/oscurità/ali/tramonti/cristallo/amanti -che producono mandano e vengono pure publicati, che non pensano ad inimmaginabili catastrofiche conseguenze dei loro scritti come me.

Non sarebbe neppure questo il problema.
Il vero problema è che quando incappo in una persona che reputo realmente profonda intelligente, ironica, brillante, con una marcia in più, infarcisco le mie frasi di secondarie, accidentali fra secondarie, mentre parlo correggo al volo termini sì corretti, ma non molto appropriati.
ogni mio pensiero termina con un mentale: ' potevo dire di più, potevo dirlo meglio, potevo
usare parole meno ampollose'.

il risultato dall' esterno è un insieme sconnesso di sorrisini idioti poco convincenti, tic verbali, forme verbali sciatte e elementari, frasi smozzicate, concetti scontati subito dimenticati dall'interlocutore.

Il mio specchio interiore mi dice continuamente che sto facendo figure barbine con tutti e in continuazione. specialmente ora che sto rivelando così pateticamente la mia natura di
oliva sociopatica. Ma avevo preventivamente deciso, come psicoterapia fai da te, che avrei
comunque premuto il tasto 'pubblica' qualunque pensiero avesse contenuto questo post. Preventivamente mi scuso con voi per questa pappardella.





posted by milo @ 2:12 PM

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