scritta bianca 'a fine tunnel' sfondo verde con teschietti immagini di panni stesi e di una di lampada a forma di papera in dissolvenza sullo sfondo scritta 'a fine tunnel', in corsivo
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scritta bianca 'a fine tunnel' sfondo verde con teschietti immagini di panni stesi e di una di lampada a forma di papera in dissolvenza sullo sfondo scritta 'a fine tunnel', in corsivo
GUarDo Le stELLE Mi soNo rimASte soLo quelle.
---{ martedì, gennaio 06, 2004 }---

Continuiamo con gli intimismi visto che hanno avuto feedback e successo.

Ieri ho recuperato a casa di mia sorella il MIO stereo scippatomi per la SUA festa di capodanno.

Ricomporre ampli, casse, doppia piastra, cd e giradischi senza l’aiuto di nessuno si preannunciava un lavoro polveroso. Fra cavi e cavetti di polarità ignota staccati in tutta fretta senza alcun schema di ricollegamento, si preannunciava pure un lavoro mediamente complesso.
Prima di iniziare ho pensato bene di mettere un cd di sottofondo. Ho stazionato davanti alla colonna porta cd per 15 minuti d’orologio scrutando titolo per titolo la colonna sonora adatta, ma…

….Che coglionaggine! Come faccio a pretendere di voler ascoltare un cd mentre monto lo stereo, visto che devo collegare anche il lettore cd assieme allo stereo?

Genius. Quasi come al Trivial Pursuit.

5 giorni completamente senza dischi sono stati pesantucci.
E io sono sempre a casa.
Avevo libri e chitarra e le fusa di Felpo, ma mentre suonicchiavo mi venivano in mente per ispirazione specifici riff di specifici gruppi e porcatroia che fastidio non li potevo ascoltare.

Oops!, non volevo dare al tutto un taglio di drammatica claustrofobia ludico-creativa anche perché non avrebbe senso.
Da questi 5 giorni di astinenza da supporti musicali è conseguito che ho suonato molto, anche per non iniziare a studiare ( perché mi ritrovo a cercare 2000 attività inutili come giustificazione per non prendere in mano i libri e poi mi ritrovo all’ultimo minuto bestemmiando le giornate perse? Alla superiori ero di gran lunga più diligente e non vagheggiavo su questi pensieri di convenienza. Studiavo e basta.)

Eggià, ho suonato molto e l’occasione mi ha dato modo di ripensare al mio rapporto con Martina.

Martina è l’acustica.
Strato è la Strato.
Il basso di Chris ad esempio si chiama Gino ( Gino Fender) e anche l’ampli ha meritato un nome: Ninetto ( Ninetto Davoli).

Io ho un ampli molto poco pretenzioso detto amichevolmente Scubolotto, ma non merita un nome, solo degli inconsci scarabocchi nella parte superiore quando lo uso come tavolino quando sono al telefono.

Perché ho iniziato a suonare la chitarra?
All’epoca, nel 1997 per ragioni oscure ebbi in detenzione per poco tempo un basso di amici.
Lo presi in mano senza sapere neanche i nomi delle corde e ho provato a pizzicarne un paio a vuoto, ma rimasi insensibile all’esperienza perché dall’alto della mia ignoranza mi aspettavo un suono simile a quello prodotto da un accordo. Difficile da spiegare, ma fu più o meno così che andò.

Tale pseudo-delusione fu come sapere in anticipo che col basso non avrei fatto tanta strada. Non era il modo migliore per partire con il discorso musica suonata.

Sicuramente per la chitarra mi hanno influenzato i miei amici musicisti punk, tutti già bravetti ma incapaci di insegnarmi qualcosa e tanto impazienti e sbrigativi:
‘fai così così e così’
‘eh? Come? Ma c’è il barrè! Come si fa il barrè? E mi spieghi a cosa serve il barrè?Posso fare col power chord?’
‘ Eh boh! A me viene così…senza pensarci. Per il barrè devi provare poi vedi tu come regolarti’
'ma se ti presto il cd mi tiri giu un paio di cose?'
'eh mah! vediamo quando passo per casa tua..'
Davanti a simili atteggiamenti ogni speranza di imparare da loro era vana.
Però con tali premesse imparare a suonare avrebbe anche simboleggiato una mini-sfida.
Poi magari li avrei superati, poi magari si poteva suonare tutti assieme o fare un nuovo gruppo come piaceva a me tipo Descendents e via fantasticando.

Ho ben focalizzato la canzone che mi ha scaraventato addosso quell’input definitivo per comprare lo strumento e cercarsi uno straccio di maestro.
E per l’esattezza fu il giro iniziale di SIMPLE SONG degli Avail.
Una sera Nicola prese in mano la chitarra e di punto in bianco attaccò a suonare questo riff che tutti conoscevamo. Un riff così d’impatto, così semplice e così festaiolo che in quel momento ho potuto solo pensare: ‘ anch’io.’

Inizio un po’ atipico. Non ho cominciato con il classico giro Battisti-Ramones (le bionde trecce gli occhi azzurri e poi) bensì con ‘pace non vuol dire solo niente guerra’ dei Bed Boys ( altro motivo per cui sono così importanti per me. Per capire di cosa parlo vedi mio post immediatamente precedente a questo.) , l’arpeggio iniziale di ‘walk away’ dei Sisters of Mercy, ‘hey suburbia’ degli Screeching Weasel , ‘skull’ dei Misfits e i giri di basso di ‘ Junkie’s runnin’dry’ degli Operation Ivy e ‘night boat to cairo’ dei Madness ( uguale a tutti gli altri giri di basso di ‘one step beyond’ ma fa niente).
Non tutte queste canzoni, solo le parti iniziali e quelle meno complicate...chiaramente!

Poi mi decisi ad andare da un maestro che mi insegnava polke e mazurke e non sapeva neanche chi erano i Metallica. Aveva 19 anni come me e suonava la tastiera in un gruppo chiamato Performance (ahia) e una sera mi fece provare la Paul Red Smith dimenticata a casa sua dal chitarrista del suo gruppo. Inutile dire che non avevo certo l’esperienza per apprezzare le differenze che intercorrono fra una PRS da 16-20 milioni di vecchie lire e un pezzo di parquet con 6 corde sopra: facevo fatica a fare il passaggio dal La al Do!

Mi sganciai dopo neanche un anno, appena finii di imparare i rudimenti.
Altro maestro più mentalmente aperto e moderno e il resto è storia recente.

Non vorrei aver conferito alla narrazione degli inizi con Martina un tono epico.
Non era mia intenzione.
Mi piaceva solamente l’idea di avere qualcosa di scritto riguardo l’evoluzione del mio rapporto con lei.

Quando ritorno dai concerti fighi fighi mi sento deficiente e incapace e con una tecnica di pennata da raduno di boyscout più papaboys. Appena a casa chiuderei la Strato nella custodia e nasconderei la chiave in siti improbabili al grido di: ‘ma chi voglio prendere in giro?!’ anche se, a dire la verità, ultimamente questi momenti di sconforto sono più rari. Per fortuna! Non è una bella sensazione.
Rimane comunque un retaggio della mia inadeguatezza percepita: adesso il mio disagio di essere al indegnamente al mondo ( come chitarrista) lo esprimo quando mi sento in colpa ad usare accordi troppo ‘dritti’. Di norma quando compongo –parola grossa!- tendo a tollerare 2-3 accordi ‘standard’ per canzone.

I miei ideali chitarristici comprendono un ibrido fra Geoff Farina, Bob Nanna , Johnny Marr assieme a delle trovate stilistiche in linea Rites Of Spring, Fugazi, Hoover, Avail (of course), Promise Ring ( perché no?), Husker Du, Swing Kids e poi basta che sennò mi deprimo e voi vi rotolate a terra dal ridere a leggere l’elenco delle mie ‘impegnative’aspirazioni punk.

E ora siamo qua, caro combo Pekkla.
Al 31/12/2003 totalizziamo 4 canzoni più altre due che devo farvi sentire e se vi fanno cagare, anzi se vi fanno aRRRmonicamenteH cagHare come direbbe Violette, siete pregati di riferirmelo.
Tenterò di non plagiare più (in modo del tutto inconsapevole) cantantesse italiane che a voi piacciono ma che a me fanno venire le bolle dal nervoso, con la speranza che l’ispirazione per comporre-parola grossa!- non finisca nel breve-medio-lungo periodo.

Uè, facciamo la cover di Simple Song?









posted by milo @ 12:29 PM

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