scritta bianca 'a fine tunnel' sfondo verde con teschietti immagini di panni stesi e di una di lampada a forma di papera in dissolvenza sullo sfondo scritta 'a fine tunnel', in corsivo
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scritta bianca 'a fine tunnel' sfondo verde con teschietti immagini di panni stesi e di una di lampada a forma di papera in dissolvenza sullo sfondo scritta 'a fine tunnel', in corsivo
GUarDo Le stELLE Mi soNo rimASte soLo quelle.
---{ giovedì, luglio 04, 2002 }---

Perché mi hanno detto che l’ultimo Girls vs Boys su Jade Tree fa schifo? Non capisco.

Dal 14 al 24 giugno sono stata un’ anima in vacanza. In vacanza con la testa e con gli occhi. Solo paesetti abbarbicati, macchie di colore viola, ferrovie meravigliosamente ecocompatibili, limoni che occhieggiavano dai cortili delle case private, fichi d’india sul pendio scosceso indisturbati a godersi il panorama consapevoli di essere irraggiungibili dai raccoglitori. Non avevo mai visto montagne che incontrano il mare senza bisogno dell’intermediazione di colline e pianure.
Solitamente era Grado o Lignano e invece questa volta erano le Cinque Terre e l’Isola d’Elba e l’effetto di visitare uno zuccheroso paesaggio degno di una torta nuziale.

Rendo pure noto che questa era la mia prima vacanza on the road, insieme alla mia Punto ormai bianca solo nelle ditate di ignoti usate per tracciare un ‘Lavami!’ come promemoria. Si grazie, farò anche questa, anche se devo ammettere che il lavaggio della macchina non è certo il mio primo pensiero.
I 1700 km percorsi ci hanno procurato ( a me e a Christian) una grezza abbronzatura da camionista: braccio eternamente fuori dal finestrino e via!
Io ho biscottato l’avambraccio destro, a Christian è toccato quello sinistro. Quindi, a rigor di logica lui ha guidato di più.
La macchina si è dimostrata assolutamente indispensabile in Elba. Ma portarsela dietro nella pancina del traghetto è tutt’altro che economico: due passeggeri più auto valgono 35 euro all’andata, analoga cifra per chi ha intenzione di tornare sul continente. Non male per un’ora di navigazione.

Uno stradario vi racconterebbe il nostro viaggio così:

udine-torino*
torino-levanto
levanto-forte dei marmi **
forte dei marmi-piombino
piombino-elba + elba-piombino
piombino-trieste
trieste-udine per me – trieste-torino per Christian ( e ognuno ritornò alla propria normalità)


* il mio più lungo viaggio in solitario finora
** tappa intermedia per permettere a Christian e alle sue esigenze di ometto di potersi vedere il match calcistico Sud Corea-Italia.

Levanto, dove avevamo letteralmente piantato le tende in un campeggio confinante con la stalla di 4 cavalli assai loquaci (Frau Blucher!!!! ......iiihhhhhhhh!!), è un’ holiday resort che potrebbe essere paragonata ad una vecchia signora che guarda con nostalgia alla sua giovinezza, al tempo in cui era una gran dama corteggiata da tutti.
Non lo dico io, ma la cartacea guida. Non sono affatto d’accordo sulla definizione, ma sorvoliamo visto che tutto l’interesse è spostato sulle Fantastiche Cinque poste ad un tiro di schioppo ferroviario da Levanto.
La riga di paesini Monterosso-Vernazza-Corniglia-Manarola-Riomaggiore è collegata dal treno affollato di bagnanti ancora in costume che si spostano verso la spiaggia successiva. Per chi non va al mare rimangono le camminate nelle viuzze e nei portici che immancabilmente convergono a ridosso della marina del paese.

Abbiamo scarpinato e bighellonato a giorni alterni.Contemporaneamente stanchi o contemporaneamente attivi, non abbiamo avuto i classici contrasti rispetto al modo in cui doveva essere vissuta la vacanza.
Vernazza invece è stata scelta per il primo bagnetto di stagione dei nostri eroi.

Le assolate piazze dei paesi delle Cinque Terre nascondono delle impercettibili zone d’ombra che a loro volta nascondono una media di 7-8 gatti in siesta pomeridiana: li abbiamo osservati attentamente sbadigliare e valutare dal basso verso l’altro i turisti di passaggio e abbiamo concluso che in una prospettiva di reincarnazione (se avranno ragione i buddisti) è bene chiedere di poter fare il gatto alle Cinque Terre. Bassissimi livelli di stress e un sacco di amici fra gli umani.
Il resto del benessere era rappresentato dalle granite di metà pomeriggio, dai gabbiani (amichevolmente detti ‘cocài’ in friulano) appollaiati sulle punte dei pennoni e noi immancabilmente a fare il verso dietro ai cocài, da Christian che sacramentava con la macchina fotografica, dalle cenette fuori e dalla pratica di bagnarsi la testa sotto ogni fontana. E poi le lucciole assenti da lunghissimo periodo nei miei ricordi e lì presenti in quantità massiccia, con tanto di aerea e contraerea.

L’isola d’Elba mi ha stupito per la varietà di paesaggi che s’incontrano in cosi pochi chilometri quadrati di territorio. Avevamo appena sentenziato che la vegetazione laggiù è verdissima e rigogliosa e così soddisfatti e sorridenti dirigemmo la macchina alla volta del versante Sud. Davanti a noi a smentirci si presentò l’opposto della nostra affermazione. Le strade a strapiombo s’inerpicavano in un paesaggio polveroso e rossastro, tra cactus e piante grasse polverose anch’esse. Concordammo una certa somiglianza con i biomi del New Mexico.
( solo in cima al promontorio capimmo che quella specifica stradina del nulla a strapiombo sul mare che tanto ci ricordava il New Mexico era un percorso estremo per mountain bike intrepide; peccato che bisognasse ritornare a valle seguendo lo stesso tracciato!….).
Belle le città di Marciana, Marciana Marina, Portoferraio, Bagnaia ( dove trovammo un alberghetto incredibilmente a prezzi ragionevoli), un po’ insulsa Rio nell’Elba impietosamente visitata in auto ritraendo gli specchietti esterni nei passaggi più stretti del centro storico su e giù per discesone e salitine. Capoliveri soffre, a mio parere, di speculazione edilizia e non mancano i tipici impersonali centri di villeggiatura con strade dritte e circonvallazioni tra un albergo e l’altro.

Notte sull’Autosole a fare slalom tra i camionisti addormentati in centro alla corsia per raggiungere Trieste. Arrivo in mattinata, colazione in albergo ( ovvero il confortevole appartamento di Jasmin e ), indispensabile dormita fino a mezzogiorno e giro della città secondo copione. Macchè, neanche a parlarne. Abbiamo avuto la sfortuna di recarci giusto giusto nella città più calda d’Italia in quei giorni, talmente calda da meritarsi l’attenzione dei servizi dei tg nazionali così abbiamo dovuto rinunciare a tutte le gite in programma. Si stava in casa fino alle 18 senza muovere muscoli superflui, solo dopo si iniziava a bighellonare in centro alla ricerca di un gelato.

In questo modo abbiamo trascorso in fotocopia i tre giorni finali. La vacanza si è conclusa troppo presto con l’immagine di Christian che manda cuoricini intermittenti con le mani mentre scivola via assieme al treno alla volta di Torino.






posted by milo @ 6:39 PM

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