scritta bianca 'a fine tunnel' sfondo verde con teschietti immagini di panni stesi e di una di lampada a forma di papera in dissolvenza sullo sfondo scritta 'a fine tunnel', in corsivo
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GUarDo Le stELLE Mi soNo rimASte soLo quelle.
---{ lunedì, maggio 27, 2002 }---

Mi è tornato in mente un film-gioiellino ‘The believer’, che come tutti i film-gioiellini indipendenti, ha lo sgradevole problemino di passare fugacemente nelle sale per 2 giorni e poi nulla più.
Era al multisala (13 sale per l’esattezza e sul volantino di presentazione si afferma che è il più grande cinema multisala d’Italia), un non-luogo che ho frequentato 3 volte.
3 volte, 3 sensi di colpa. Non è giusto che i cinema d’essai debbano scomparire per questi Mc Donald’s studiati per persone che non sanno cos’è il cinema e soprattutto non sanno stare al cinema.

‘The believer’ è un bel film premiato al Sundance Festival e racconta la storia assurda ma vera di un ragazzo ebreo che di fronte ai dogmi e alla chiusura mentale della sua gente diventa nazista.
Il fatto di cronaca da cui il film trae spunto risale agli anni ’60, il ragazzo apparteneva al Ku Klux Klan e quando un giornalista rivelò che era ebreo si uccise.
Henry Bean, sceneggiatore alla sua prima esperienza di regia narra una storia ben più complessa capace di creare un malessere indimenticabile.
Fin dalla prima scena si resta sconcertati, quando Danny (Ryan Gosling), testa rasata e maglietta con una celtica, in metropolitana tira via di mano e calpesta il libro religioso di un suo coetaneo ebreo.
Quando scende, Danny lo raggiunge e lo malmena perché l’altro non accenna un gesto di difesa.
Nei flashback s’intuisce che la protesta di Danny nasce dalla polemica con gli insegnanti della scuola rabbinica. Egli infatti contesta la sottomissione del popolo ebraico a Dio, da Abramo in poi, e non perdona alla sua gente di non essersi ribellata all’Olocausto.
Il tormento interiore di Danny lo conduce a diventare leader di un gruppetto di rozzi boneheads e progetta di uccidere rappresentanti ebrei di spicco.
L’intelligenza di Danny viene notata da due colti fascisti, che puntano a farlo diventare il punto di contatto tra le istituzioni e l’estrema destra grazie alla sue capacità oratorie e al suo aspetto da ragazzo perbene.
La confusione e la disperazione in Danny diventano sempre più aspre e quando viene condannato da un giudice ad ascoltare le testimonianze di un gruppo di ebrei scampati allo sterminio egli comincia ad immaginarsi sia come nazista carnefice sia come ebreo vittima.

La profondità della contraddizione è resa in modo stupefacente e perfettamente verosimile.
Chiunque veda ‘The believer’ rimane scosso e turbato con migliaia di domande, sufficienti per un cineforum interiore di almeno di due ore.
Insomma non è un film da liquidare con un ‘poche idee e ben confuse’ riferito alla contraddizione descritta nel personaggio di Danny......

posted by milo @ 7:34 PM

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